Il banjo
di mio fratello
Ho trentasei anni e da sempre per gli amici sono "lo smilzo".
Ho iniziato ad amare la musica quando, da piccolissimo, imparai
a giostrare i dischi di mio fratello che ha ben vent'anni più
di me, con un vecchio e scalcinato apparecchio mono. Ho odiato
la musica quando ascoltavo mio fratello cantare stonatissimo,
le canzoni del primo Adriano Celentano. Andai letteralmente
in deliro quando lo vidi tagliare le corde al suo banjo per
usarlo come tamburello.
Finite le
scuole medie, aggiustai il banjo di mio fratello con l'intento
di formare una band. Ci chiamavamo Alibi e volevamo fare i Beatles
ma il banjo non centrava niente, allora scelsi il basso perché
Paul McCartney aveva il mio stesso nome ed è mancino
come me. In oltre il basso aveva qualche corda meno del banjo
e a quei tempi faceva più figo. Decisi coraggiosamente
che avremmo fatto solo musica nostra. Praticamente arrivai a
vent'anni a suon di prove per potermi esibire in quei pochi
locali che non chiedevano solo Liga-Vasco-Battisti con tutto
il rispetto parlando
Realizzammo pure un album, ma non
fu un successo. Forse era la mia voce che non funzionava, bisognava
essere più moderni ed avere più vi-si-bi-li-tà,
come amano dire i discografici picchiettandosi le mani sulla
faccia. Decisi allora di far cantare le mie canzoni ad una ragazza
giovane-bella-brava e fondai gli Erika x Mania, con i quali
pubblicai un CD per l'etichetta NAR-RTI. Un paio d'anni dopo,
assieme a Luca Gallina, Igor Gobbo e Annalaura Avanzi (Aua)
fondai il gruppo dei Pincapallina.
Con i Pinca arrivò un contratto con la Columbia Sony
Music, tre CD singoli, un album, e la partecipazione al festivalone
nazional-popolare del 2001 nella categoria nuove proposte ma
non fu un successo. Me ne accorsi appena tornato a casa; tutti
mi chiedevano: "Come è la Carrà dal vivo?".
Forse non siamo stati capiti, o forse era meglio stare a casa.
La mia personale vittoria fu quella di aver lavorato e fatto
amicizia con Roberto Colombo che è, a mio avviso, uno
dei più geniali e creativi artigiani della musica che
abbiamo la fortuna di avere nel nostro bel paese.
Arrivarono
i tempi duri e tornai al mio vecchio mestiere: l'infermiere
professionale presso un centro di accoglienza per anziani. Naturalmente
cantai a tutte le feste dei nonni riscuotendo un notevole successo
e con la musica cominciò ad andare meglio. Roberto Colombo
mi chiamò a dicembre dello scorso anno mentre stava ultimando
il disco di Antonella Ruggiero. Con Antonella ho realizzato
i testi di otto canzoni nel suo omonimo album e mi ritengo estremamente
fortunato, considerando che sono sempre stato un suo fan sfegatato.
Un'altra persona importante che ho incontrato sulla mia strada
perché abita a ottocento metri da me e frequentiamo lo
stesso bar è Charlie Cinelli. Chiedere di Charlie a Brescia
è come chiedere di Bruce Springsteen nel New Jersey.
Grazie a lui ho continuato un'intensa attività live come
bassista, abbiamo scritto canzoni insieme, e siamo stati nella
band stabile nel programma TV di Fabio Volo "coyote"
in onda su MTV.
Ora, un
disco tutto mio. Un disco nel quale canto e naturalmente ci
suono pure il banjo di mio fratello.
Paolo
Milzani, 2003